Lettera del Presidente Luca Pancalli indirizzata alle Società Sportive CIP
Caro Presidente,
ho ricevuto, proprio in questi giorni, alcuni messaggi da rappresentanti di società, in merito alla trasformazione che sta avvenendo all'interno del nostro movimento, che mi hanno indotto ad alcune riflessioni che intendo condividere con voi, perché sia fatta chiarezza assoluta su quello che sarà il futuro del Comitato Italiano Paralimpico.
Come ben sai, ho ormai oltre 30 anni di vissuto personale all'interno del mondo della disabilità sportiva, nel corso dei quali ho sempre affrontato, prima da atleta, poi da dirigente sportivo, le tante problematiche connesse alla nostra realtà.
Non ho mai, ribadisco mai, sottovalutato, in questi ormai dieci anni di presidenza, alcuni aspetti prioritari del nostro mondo. Mi riferisco, soprattutto, alla parte relativa alla promozione sul territorio, al primo approccio della persona disabile alla pratica sportiva, concetto sul quale poggia la nostra stessa esistenza.
Sin dall'avvio del processo di trasformazione della nostra organizzazione, risalente ormai a circa sette anni fa con la nascita del Comitato Italiano Paralimpico, ho tentato di trasferire alla periferia ed al territorio, probabilmente non sempre con successo, il significato ed i motivi di tale operazione, compresi gli obiettivi che ci ponevamo con quella che, molti di voi, hanno visto come un'autentica rivoluzione, che ci ha consentito di ottenere riconoscimenti in ogni campo. Mi riferisco alle Istituzioni, con riferimenti legislativi di Governo e dei singoli Ministeri – uno su tutti, quello della Pubblica Istruzione - diretti alle due realtà sportive, CONI e CIP, ma anche alla visibilità ottenuta sugli organi di informazione, come nel caso della recente Paralimpiade di Vancouver. Risultati che non piovono di certo dal cielo, ma sono il frutto di un grande impegno teso a coinvolgere, piuttosto che a chiedere, come spesso fatto nel passato, nonostante – e ne sono convinto - ancora molto si possa fare. E, infine, alla riconoscibilità del nostro movimento. Mi chiedo: se fossimo ancora la vecchia Federazione Italiana Sport Disabili, avremmo ottenuto i medesimi riconoscimenti? Certamente no.
Dato come presupposto di partenza l'indirizzo internazionale di trasferire alle federazioni di riferimento le attività paralimpiche – basti pensare che l'UCI, l'organismo internazionale di riferimento per il ciclismo, non accettava più comunicazioni riguardanti il ciclismo paralimpico e hand bike se non trasmesse direttamente dalla Federazione Ciclistica Italiana - in casa nostra ci siamo preoccupati non solo di accelerare questo processo, che ultimeremo nel settembre prossimo, ma anche di garantire la piena dignità di ogni nostra attività all'interno delle federazioni olimpiche e di trovare, nel caso, alternative credibili e percorribili. Ti basterà sapere che, proprio in questi giorni, di fronte alla possibilità di trasferire presso la Federazione Italiana Sport Invernali tutta l'attività paralimpica, una volta accertata, nelle FISI, la difficoltà di gestire i nostri atleti e la nostra attività, ho preferito indirizzarmi sulla creazione della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici, approdo, per ora più sicuro, per le nostre attività di alpino e nordico e dove, come accade nelle altre federazioni paralimpiche, tutto funzionerà allo stesso modo dei Dipartimenti, con la sola diversa - e più autorevole - veste organizzativa.
Non mi sono mai nascosto, nel corso degli anni, la possibilità che emergessero difficoltà in questo percorso, quasi fisiologiche in tutti i processi di cambiamento, soprattutto a livello periferico. Sottolineo, anzi, la necessità di un'ancora maggiore informazione di quanto accade, visto che sono sempre più le occasioni che mi fanno capire che qualcosa, in termini, di comunicazione, non funziona. Sono convinto però che, una volta superate le iniziali difficoltà, sapremo cogliere gli indubbi benefici di questa operazione che, lo ribadisco, non è solo di facciata, ma di estrema concretezza.
Faccio spesso l'esempio del ciclismo, del tennis tavolo, dell'equitazione, realtà sportive dove c'è stata – nonostante tante, tantissime cose siano ancora migliorabili - una crescita di società e di atleti – i numeri parlano chiaro - ma presto avremo riferimenti analoghi in altre federazioni olimpiche. Aggiungo di più: questo trasferimento ci permetterà di sprigionare risorse per tutte quelle attività che sono fondamentali per la nostra stessa esistenza: la promozione!
Non ci deve sfuggire che, oggi, stiamo raggiungendo quel traguardo dell'integrazione tra mondo olimpico e paralimpico che ho sempre percepito, in primis dai nostri atleti, come primo obiettivo da conseguire. A meno che questo processo di integrazione non fosse, in realtà, un mero slogan di facciata, al quale non faceva seguito un'autentica volontà. Non credo si sia trattato di un abbaglio collettivo.
Ritengo anzi che, una volta a regime, sapremo comprendere l'importanza di tale trasformazione, che ci sta già permettendo di attenzionarci verso altri obiettivi, perché siamo ormai in grado di sprigionare le nostre energie non soltanto verso l'attività di top level, ma anche – e soprattutto - verso quei progetti di promozione sportiva che
vedono interessati il mondo della scuola, le unità spinali, i centri di riabilitazione, in strettissimo collegamento con le strutture periferiche del nostro comitato.
Allegato a questa mia nota troverete uno schema di quella che sarà la struttura del Comitato Italiano Paralimpico dopo le assemblee elettive del prossimo settembre.
Un grafico chiaro, immediato, veloce dal quale potete intuire di come il CIP, direttamente e attraverso i propri Organi Territoriali, svolgerà un ruolo fondamentale non solo nel campo squisitamente tecnico agonistico, e ciò attraverso le federazioni riconosciute, bensì anche nel delicato campo della promozione. Abbiamo creato una macchina robusta, che deve essere messa in moto per sfruttare appieno le proprie potenzialità, prevedendo la possibilità che, accanto all’attività delle Federazioni Olimpiche e Paralimpiche, le nostre strutture periferiche o le società sportive sul territorio, possano organizzare meeting territoriali o nazionali, di ogni disciplina sportiva, quale ulteriore offerta sportiva diretta all’attività di primo livello. Gli Organi Territoriali, che possono vantare forza ed autorevolezza maggiori che in passato, hanno la chiave e gli strumenti per guidarla nei percorsi da intraprendere. Saranno loro a mettere in pratica, in periferia, gli stessi compiti assunti a livello centrale.
Saranno sempre loro a curare i rapporti con le strutture territoriali delle federazioni olimpiche, perché siano operative tutte quelle sinergie che permetteranno una reale crescita sul territorio. Saranno loro i terminali operativi di quanto immaginiamo per una diffusione sempre più capillare della pratica sportiva tra le persone disabili.
Perché il CIP, come sai, curerà a questo punto direttamente tutta l'attività di avvio alla pratica di primo livello di tutte quelle persone che, almeno inizialmente, non hanno desiderio di agonismo sfrenato, ma di una semplice attività sportiva per il puro desiderio di occupare il loro tempo libero. Saremo degli incubatori di opportunità per i giovani disabili e i freschi incidentati, un alveo protetto dove imparare a conoscere i benefici dell'attività fisica. Proprio in questa ottica, stiamo per mettere in pratica un progetto teso ad individuare sul territorio quelle nostre realtà sportive che, in possesso di specifici requisiti (che saranno all'uopo indicati), possano rappresentare degli avamposti del nostro Comitato, finalizzati all'avviamento e alla promozione della pratica sportiva tra le persone disabili: i Centri Avviamento Sport Paralimpico (CASP).
Questi organismi saranno sostenuti economicamente dal CIP, attraverso un contributo di base e altri incentivi (es. riduzione quote affiliazione e tesseramento) e altri ancora correlati al numero delle persone disabili avviate allo sport. Sottoporrò il progetto, per la definitiva approvazione, alle prossime riunioni di Giunta e Consiglio Nazionale e, quindi, vi sarà con sollecitudine trasmesso.
Non molliamo proprio ora, so che le vostre riflessioni sono un atto d'amore verso il mondo della disabilità sportiva. Ognuno di noi toglie tempo alla propria famiglia, ai propri cari, ma è tempo speso per un ottimo scopo. Del resto, oggi, il vero problema – e tale è per tutto lo sport italiano – è rappresentato dalle difficoltà che vivono le società sportive. E di questo sono ben consapevole. Sono certo che, tra qualche anno, guarderemo al passato con quella serenità che ora manca, certi però di aver fatto il bene - solo questo conta - del nostro movimento.
Luca Pancalli








