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Francesca Porcellato"Sono una disabile...normale!"

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Tutti la conoscono come la grande campionessa, la “rossa volante” per il colore fulvo dei suoi capelli. Incontro Francesca Porcellato a conclusione di una intensa mattinata in cui ha ricevuto dalle mani di Mauro Del Bue la copia del Primo Tricolore. La prima cosa che colpisce di lei è il sorriso caloroso, la seconda è che quella che doveva essere una intervista, si trasforma in una amichevole chiacchierata che dimostra quanto Francesca sia una campionessa soprattutto nella vita. E una donna con la D maiuscola.


Francesca, come vive una donna la propria disabilità?

Non so se porto una visione che possa essere condivisa, tuttavia io vivo serenamente la mia condizione di donna disabile. Faccio tutto quello che voglio fare e cerco di raggiungere gli obiettivi che mi pongo. Forse questo mi viene dall’insegnamento ricevuto dalla mia famiglia che mi ha educato fin da bambina a vedere il lato positivo delle cose, senza perdere tempo nelle cose impossibili. Ho lavorato e lottato duramente, ho incontrato ostacoli sulla mia strada che non derivavano soltanto dalla disabilità ma proprio perché le difficoltà sono insite nel quotidiano di ogni persona, che sia su una carrozzina oppure in piedi.

francesca porcellato e ass. mauro del bue


Che messaggio pensi possa essere trasmesso da una campionessa come te alle ragazze disabili?

E’ difficile dare una risposta, io sono finita in carrozzina a diciotto mesi e magari può apparire più soft ma vai a spiegare a una bimba perché non può correre come tutti i suoi amici. Il mio messaggio è quello di raccogliere le forze e tutto il loro coraggio e di non aver paura di soffrire in quanto con costanza e un pizzico di caparbietà i risultati si raggiungono. Lo sport in questo rappresenta una grossa motivazione e anche una disciplina per la vita quotidiana.


Ci racconti una giornata tipo di una campionessa?

La più normale del mondo! Le giornate per undici mesi l’anno sono incentrate sulla mia attività sportiva, con due allenamenti al giorno. Vivo serenamente il quotidiano, pur avendo vari impegni mi piace prendermi personalmente cura della mia casa, che ho adattato alle mie esigenze rendendola “comoda” anche per gli amici normodotati: ed è il complimento più bello, un luogo comodo e pratico che diventa anche bello, non necessariamente mutuato alle condizioni della carrozzina. Anzi, ho addomesticato la carrozzina all’aspirapolvere, la cucina ribassata affinché possa vedere cosa cucino. Sono una creativa e una persona molto pratica per cui mi ingegno per superare i problemi che mi possono derivare da qualsiasi situazione.


Quanto c’è di vero nel fatto che soprattutto le donne disabili incontrino grandi difficoltà nelle relazioni interpersonali o in ambito sentimentale? O è un mito da sfatare? Sicuramente rispetto ad un uomo disabile, una donna ha qualche problema in più. La donna è portata ad essere un po’ “crocerossina”, l’uomo cresce con il concetto di una donna al suo fianco che sarà moglie, madre dei suoi figli, il centro della sua casa. Avvicinarsi ad una donna che in partenza ha dei problemi è certamente più complesso. Il mio carattere estremamente aperto e pratico mi ha permesso di far cadere tante barriere anche nelle relazioni di amicizia dove la carrozzina è vista ancora con sospetto. Come donna disabile mi sento di essere ambasciatrice di un messaggio di apertura verso il mondo, per me e per coloro che non hanno ancora maturato la forza per affrontare una società dubbiosa nei confronti dei disabili. Ma anche i disabili debbono imparare a far ascoltare la propria voce.


Con Francesca ci lasciamo con l’appuntamento per la gara di domenica prossima e l’ipotesi di qualcosa che racchiuda le emozioni, gli stati d’animo di una campionessa che ha fatto della sua vita forse il traguardo più bello e importante.